Siamo Natura

La Narrazione di una Terra in sofferenza, esausta, stanca di abitanti che la stanno distruggendo dilaga oggi insieme alla preoccupazione e alla frustrazione generati dalla sensazione di impotenza, verso una problematica troppo grande da risolvere. Almeno troppo grande in questa prospettiva.

E se questa visione delle cose fosse la radice stessa del problema?

Se la mancanza di rispetto per la natura fosse dettata dalla negazione e dal graduale allontanamento dalla nostra stessa natura con la conseguente  incapacità di rispettarsi e prendersi cura di se stessi?

Nella lettura del mondo, dei testi antichi, come nella storia dell'umanità intera e nelle storie del singolo, tutto ha origine dalla separazione e dalla sofferenza che ne consegue e tutto tende spasmodicamente alla ricerca del ritorno allo stato di unione come unica via di respiro e verità. 

La disconnessione da una natura madre sovrana, perfetta, nei panni di abitanti impuri e non meritevoli, è una favola antica. È espressione del gravoso senso di colpa, della parte di noi separata, esiliata, tacciata di non essere meritevole di amore.

È anche espressione del patriarcato che ha allontanato il figlio dalla società matrilineare, dalla sua stessa madre, dalla sua stessa natura. 

L'uomo che sottomette e nega la natura femminile delle cose, la luna rispetto al sole, l'ombra rispetto alla luce, l'intuito e la spiritualità rispetto al raziocinio e alla scienza, si appresta all'esclusione della natura tutta. Se ne allontana, la dimentica e così la deturpa.

Un pensiero comunemente condiviso è quello che "non meritiamo questa terra" che "ci estingueremo" nella logica del peccato originale e della cacciata dall'Eden, di un mito stantio, anacronistico, che dobbiamo abbandonare in favore di una coscienza che si fa parte di qualcosa di più grande, che percepisce la medesima scintilla nella perfezione della Natura, della Terra, così come nel proprio corpo; in favore di una coscienza espansa e collettiva che unisce ogni individuo al creato tutto, una coscienza alla quale tutti possiamo accedere e in cui ognuno può sentire in se stesso un fiume scorrere, il vento soffiare, una singola foglia cadere dentro, una galassia e l'intero universo espandere nel corpo.

Quando crediamo di abitare una terra, un pianeta intero, senza meritarlo, stiamo aderendo a una narrazione cieca e quella terra la stiamo distruggendo.

Quando invece ci rendiamo conto che ne siamo parte, Siamo quella Terra, siamo Natura, stiamo tornando a una visione intera delle cose, ritornando alla responsabilità del prendersi cura, di noi stessi, dell'altro, della Natura, del Noi.

L'amore per la natura passa necessariamente attraverso l'amore per noi stessi, il meritare questa vita e l'onorare la terra così come il nostro corpo, come l'altro, come tutte le parti di noi, le più buie, quelle che la storia ci ha portato a rinnegare, nell'illusione del dominio antropocentrico e nell'esasperazione del raziocinio.

È vero la Natura è qualcosa di immenso che sopravviverà a prescindere dall'uomo, ma come scriveva Martin Buber, "la Natura ha bisogno dell'uomo perché compia in lei ciò che nessun angelo può compiere: santificarla."

Così l'uomo trova il suo posto nel mondo: riconoscere il divino in qualsiasi atto naturale, e sentirsene espressione e parte.

Nel processo di presa di coscienza della vita, della natura che scorre in lui, percepisce un ordine più grande delle cose, un senso tanto intenso quanto sfuggente che conduce al sacro, all'assoluto.

Abbandonare il mito della colpa e dell'esclusione in favore di una coscienza onnicomprensiva ed espansa è la via con cui l'uomo può adempiere al suo ruolo nel mondo "sacralizzare" se stesso, la vita e la natura tutta.

Siamo Natura.

Ricordiamoci che siamo foresta, montagna, spazio aperto. Possiamo sentire una singola foglia cadere dentro o l'intero universo espandere, in noi. 

Siamo Natura.

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Terapia, Realtà e Rappresentazione