Terapia, Realtà e Rappresentazione
Siamo la nostra storia. Quanti di noi la conoscono? Questa domanda apre un racconto, quello della mia esperienza con le Costellazioni Familiari.
La memoria della storia familiare e la narrazione attraverso cui la vita è giunta fino noi depositano immagini che agiscono nell'inconscio e influenzano il nostro presente. Con le tecniche di Rappresentazione possiamo osservare la nostra storia e consapevolmente creare nuove immagini e vissuti funzionali al benessere individuale e relazionale.
Quando da piccoli giocavamo al “facciamo finta che” intuitivamente accedevamo ad un infinito bagaglio di conoscenze e di apprendimento.
Le Rappresentazioni hanno radici ancestrali, (la storia del teatro inizia con le prime forme di aggregazione e rituale), nella terapeutica contemporanea possiamo rintracciarne una prima forma con il lavoro di JacobLevi Moreno che, con la Sociometria e gli studi sulle dinamiche di gruppo, nel 1921 elabora la tecnica dello “Psicodramma” un metodo terapeutico d’azione volto ad esplorare dinamiche e problematiche relazionali. Da questo contributo e dalla Psicologia Transgenerazionale seguono tre sentieri di ricerca: la Psicogenealogia di Anne Shutzemberg, le Costellazioni Familiari e l’estro della Metagenealogia Jodorowskyana.
Perché Costellazioni Familiari?
Le Costellazioni , sono delle Rappresentazioni Familiari di gruppo, strumento terapeutico per analizzare e supportare la persona in relazione al contesto, ai “sistemi” in cui è inserita. È una terapeutica improntata all’azione per osservare eventuali disfunzioni e risanarle verso un punto di pace e di equilibrio, per trovare il proprio posto in famiglia come nel mondo: attraverso la costruzione di una nuova immagine e narrativa che agirà nella Psyché (nell’Anima)
Padre delle Costellazioni lo Psicoterapeuta tedesco Bert Hellinger parte dalla’Analisi Transazionale di Eric Berne con il Copione di vita che ognuno si trova a vivere inconsapevolmente. Hellinger scopre che molto spesso questo “copione” è legato a storie di altri membri della famiglia.
“Oltre ai sentimenti primari, legati a un avvenimento o a una ferita, e ai sentimenti secondari, che subentrano in difesa al posto dei primari, esistono anche dei sentimenti acquisiti, che senza saperlo, assumiamo e viviamo come nostri.”
Hellinger mette in scena moltissime rappresentazioni e inizia verificare che i partecipanti hanno desiderio di muoversi e si dispongono con un ordine significativo, ogni sistema familiare forma la sua “Costellazione” da qui il termine con cui decide di chiamarle.
Come si svolgono le Costellazioni Familiari e Sistemiche
Le costellazioni possono svolgersi sia in una sessione individuale (tramite l’uso di appositi “tools”) sia con un gruppo di partecipanti, il cui intento e il cui supporto rendono l’esperienza più viva e trasformatrice.
Il Gruppo ha valenza di spazio terapeutico protetto e di sostegno, guidato da intenti comuni: la presa di coscienza e la possibilità di cura e guarigione.
Il cerchio dei partecipanti si mette a disposizione nella rappresentazione, aderendo al senso di accoglienza, apertura e superamento del giudizio alla base di ogni lavoro terapeutico. Chi mette in scena il proprio sistema, sceglie i partecipanti che impersoneranno i ruoli e li posiziona nella rappresentazione che poi proseguirà facilitata dal mediatore.
C’è da sottolineare che lo strumento delle Costellazioni familiari, in quanto tale, è nelle mani di chi le facilita e conduce, e quindi variabile a seconda della formazione, del bagaglio e soprattutto degli intenti del facilitatore, per questo ho scelto una formazione biennale, ho ricercato basi scientifiche e nodi del metodo e, non contenta, l’ho osservato nelle mani di molti facilitatori, lavorando costantemente su me stessa.
Ho avuto modo di sperimentare la preziosità di questo metodo che, se propriamente utilizzato, è senz’altro un acceleratore del percorso terapeutico, permettendo di osservare e sciogliere ciò che forse neanche anni di terapia tradizionale permetterebbero.
La mia esperienza
Il risveglio percettivo del sentire e dei campi di informazione in cui siamo immersi, è stata una delle chiavi che ha completamente cambiato il mio agire quotidiano verso consapevolezza e benessere.
L’approccio accademico e scientifico è un leitmotiv della mia vita, costantemente scandita da diversi percorsi di studio, corridoi universitari e libri di testo.
È oggi facile guardare indietro e comprendere il bizzarro percorso che mi ha portato dalla teoria alla pratica, dalla struttura alla fluidità dell’esperienza. Al tempo non era così, procedevo con passo incerto, verso l’incontro con i grandi nomi della Sociologia e Psicologia dei gruppi Cooley, Simmel, Tönnies, Durkheim, Mead e poi Moreno, la sociometria, lo Psicodramma, non sapendo proprio dove mi avrebbero portata. Su questi nomi però devo aver messo un bel segno nel libro, un solco profondo nella memoria che mi diceva “Qui c’è una strada” che risuonava forte e chiaro.
Come chiara era l’importanza del “Gruppo primario”, della famiglia e della Comunità, nello studio e nello sviluppo dell’individuo.
Ho dovuto attendere dieci anni e qualche “fuori pista” per incontrare la pratica e l’esperienza di questi studi sintetizzata in un percorso terapeutico Sistemico Relazionale e nella scoperta delle Costellazioni Familiari.
Dieci anni fa, presa soltanto da raziocinio e studio, ero piuttosto “congelata” (come direbbe la mia maestra riferendosi a una delle risposte del sistema nervoso verso un attacco: “freeze”, insieme a fight, flight, faint) davvero “disconnessa” dal mio corpo e dal sentire.
Per partecipare a una Costellazione non serve Teoria, non serve aver studiato, non serve avere la risposta giusta, né appellarci alla costruzione della nostra personalità, al contrario, serve abbandonarla, abbandonare chi crediamo di essere, abbandonare la “mente ordinaria”, estendere la coscienza da quell’area del cervello che ci parla di logica, (che poco si concilia con la “felicità”), interconnettendola con un livello di coscienza più profondo, compiendo un viaggio che coinvolga la mente estesa nel corpo e l’intelligenza corporea partendo dalla parte più arcaica del cervello: il cervello “primitivo” e i suoi 100 miliardi di cellule nervose, , attraversando il Cervello Mammaliano e le emozioni del circuito limbico, per giungere all’interconnessione con la corteccia prefrontale, luogo delle funzioni cerebrali e di intelligenza più alte come creatività, empatia e compassione. Ancora ben lontana dalla portentosa sinergia “dei cervelli”, (di questo percorso vi parlerò in un altro racconto), ricordo ancora la paura nel dover entrare nel campo, l’ansia da prestazione del “Ora che dico?” “Cosa devo fare?”, con il tempo la risposta è stata “Niente. Semplicemente stare in presenza e sentire il corpo e ciò che c’è”. Ricordo la sorpresa nel percepire nitidamente nel corpo sensazioni molto forti, veder accadere “magie” che non sapevo spiegare con quello che leggevo sui libri.
E così ho passato anni a sperimentare, a trovare il mio posto, nel campo come nella mia famiglia e a cercare di capire questo metodo attraverso il linguaggio scientifico, senza perdere la speranza di un dialogo tra scienza e anima.
I LIVELLI DI AZIONE
Quello che ho potuto sperimentare e comprendere è che le Costellazioni Familiari agiscono su più livelli:
a) Il potere ancestrale della rappresentazione teatrale: grazie alla funzionalità dei neuroni a specchio, vedere la propria famiglia e se stessi dall’esterno fornisce una nuova prospettiva di insieme, innesca un cambiamento del nostro vissuto emozionale e della narrativa che utilizziamo.
b) L’Accesso e l’ascolto del campo di coscienza detto morfico o morfogenetico:
Studiato dal biologo Rupert Shaldrake nella Teoria della Risonanza e dei Campi Morfici, è un insieme di informazioni relative ad ogni sistema, specie o collettivo, grazie al quale gli animali comunicano e con cui anche l’uomo può connettere attraverso l’intuizione e l’intelligenza corporea. La sensibilità del conduttore e dei partecipanti da accesso a questo campo di informazione e permette alla rappresentazione di svolgersi portando spesso alla luce dei nodi da sciogliere, che si rivelano essere veritieri e cruciali, di cui il partecipante non aveva parlato o non era neanche a conoscenza.
c) Plasticità neuronale, formazione di nuovi atteggiamenti e immagini di una realtà più funzionale
Attraverso il movimento corporeo, l’affermazione di frasi “nuove”, che nel contesto quotidiano spesso non sarebbe possibile affermare, si possono sciogliere emozioni trattenute e creare nuovi tracciati neuronali operando verso il “risanamento” degli equilibri e delle relazioni. Creare una nuova immagine e ricostruire un’esperienza e un vissuto più funzionale, sano.
Questo è ciò che oggi concedo alla mia mente quando mi chiede su quali basi questo metodo possa funzionare, ma sempre ricordo che, molto saggiamente, lo stesso Hellinger si guardava bene dal dare un nome a queste forze e, abbandonando gabbie concettuali, semplicemente osservava il loro agire.
Di fatti, per dirlo all'immaginalista maniera: la “mente ordinaria” non potrà mai comprendere fino in fondo la meraviglia della vita, ma la “mente poetica immaginale” potrà viverla.
Bert Hellinger ha lasciato questa esistenza nel Settembre 2019, donandoci un immenso patrimonio che ha rivoluzionato la terapeutica di tutto il mondo, diffondendo uno strumento volto finalmente all’azione e alla presa in carico di un effettivo cambiamento che, una volta sperimentato e vissuto in uno spazio protetto, ha trasformato gradualmente ed inevitabilmente anche il nostro quotidiano.
Con gratitudine e rispetto della sua opera e in una prospettiva di integrazione dei preziosi approcci terapeutici, oggi porto avanti nel mio lavoro quello che considero patrimonio essenziale per la comprensione, non soltanto del sistema familiare, ma dei sistemi tutti, degli ordini dell’esistenza stessa e di tematiche come quelle dell’accettazione, della colpa, della responsabilità, della riconciliazione con il destino, essenziali da affrontare se si ricerca di stare “in presenza” “nel qui ed ora” e di starci bene, davvero.